Parigi, settembre 2015

Ho sempre avuto una particolare attrazione per i libri usati lasciati alla rinfusa negli angolini nascosti delle grandi città.
Penso spesso alla quantità di storie, amori e amicizie che sono dietro quelle pagine ingiallite, come tanti messaggi nelle bottiglie affidati all’oceano e ai suoi tumulti.
Ricordo che a Parigi, in quel negozietto comprai un libro scritto in italiano che recava una dedica sulla prima pagina, chissà a quale volto apparteneva quella calligrafia frastagliata, chissà che legame lo legava al destinatario del libro e chissà quante giravolte aveva fatto il destino prima di far finire quel libro nelle mie mani da turista.

La memoria dell’acqua-Emmi Itaranta

Eccomi giunta al termine anche di questo libro, devo ammettere che le aspettative erano davvero alte: Ho particolarmente a cuore le distopie, il tè e l’acqua..insomma questo libro sembrava scritto proprio per allietarmi le aride serate di sessione estiva all’università. I presupposti evidentemente c’erano tutti, però, l’avanzare forzoso e lento della narrativa mi ha lasciata un pò con l’amaro in bocca, io, come Noria, sono rimasta intrappolata in quel piccolo villaggio di provincia. Attendevo assetata dei colpi di scena che, però, intrappolati nella prosa appesantita han finito per affondare nella prevedibilità. Devo ammettere d’altro canto, di essere rimasta a bocca aperta per qualche secondo alla fine del mio viaggio nel futuro, ho apprezzato la cristallina finezza di alcuni particolari e ho apprezzato la delicatezza degli arzigogoli dal tono orientale che mi hanno trasportata lontano, in un mondo fittizio, cullata dall’aroma del tè.

Indice Medio di Felicità-David Machado

Ho appena terminato la lettura di “indice medio di felicità” di David Machado, un libro intenso in cui una pagina tira l’altra. I personaggi sono descritti magistralmente, in modo a mio avviso enfatico poichè è come se ognuno di essi rispecchi una parte di noi stessi: In ognuno c’è il bambino sorridente alla ricerca della felicità armato di innocenza e incoscienza; ognuno di noi possiede quell’indole ribelle e trasgressiva che ci propone di reagire rompendo le regole e violando gli altrui diritti; in ognuno di noi c’è quella tentazione di farla finita, quel buio che ci invade prendendoci alla sprovvista ma che noi riusciamo a combattere con determinazione e forza di volontà. In ognuno di noi, in fine, risiede l’ottimismo che ci spinge a vedere il bicchiere mezzo pieno e ci permette di andare avanti. Il messaggio che ho appreso da questo libro è sicuramente l’importanza dell’aiutare gli altri indipendentemente dal grado di felicità della persona in questione, perchè solo aiutando chi ci circonda saremo in grado di aiutare noi stessi nell’instancabile ricerca della felicità e soprattutto, che la felicità è sempre nelle piccole cose della vita, ci scorre nel corpo, è parte integrante di noi stessi, basta riconoscerla e ritenerla.

Ps.
Questa esperienza nella giuria di Salerno Letteratura si sta rivelando più interessante del previsto, non vedo l’ora di incontrare l’autore il 23 giugno.

Clo

é quasi un mese, senza di te.

come un soffio di vento lieve nelle mattinate primaverili, il pensiero mi torna a lui, a loro.. volti noti che sopravvivono solo nella mia memoria.
Stamattina penso a te, è quasi un mese che sei volato via da noi, è quasi un mese che scendendo a casa non dico più “zia, fra quanto passa zio Emilio?”, che storia tormentata è stata la tua vita, che storia tormentata è stato il tuo modo di approcciarti all’amore. Eppure da te ho imparato che tutti sanno amare, tutti sanno regalare piccoli gesti di dolcezza, anche chi come te si nascondeva dietro una corazza di odio verso il mondo che nei tuoi confronti è stato oltremodo ingiusto. Perchè tu hai odiato tanto eppure quando mi vedevi facevi comparire un sorriso sul tuo volto segnato dal dolore, facevi partire una carezza dalle tue mani “che crfuogl’ r capill” dicevi, riferendoti alla massa informe di capelli che si affollano sulla mia testa e li accarezzavi con dolcezza. “Come va a Roma tesoro? Quando ti serve tu dimmelo che prendo la macchina e ti accompagno”, parole dette da un uomo che lottava da cinque anni contro un tumore, contro il maligno che invade e stupra le mie terre. é passato quasi un mese caro zio e so che tu sei qui al mio fianco, so che tu sei lì a guardarmi con il tuo dolce Federico, riposa con te, conscio dell’immenso amore che provavi nei suoi confronti, salutamelo, qui manca anche lui e il suo sorriso.

io ti voglio bene, lo sai, anche se non sono riuscita a salutarti, ogni volta che ti vedevo sapevo che poteva essere l’ultima e ogni mio sguardo e ogni mio sorriso erano un saluto e una dichiarazione di affetto.

 

Roma(nticismo) antico

si guardarono,
prima in modo lieve
come una scintilla
Poi sempre più forte
come brace.

Risuonò una voce metallica
si aprirono le porte
si spinse la calca.
Come fumo.

Lui rimase lì
tra la polvere e la puzza di metallo.
lei non c’era più
tra la massa aveva perso il suo sguardo.

Basta un pò di magnesia e la ginnasta va su

Tutti hanno degli eroi, spesso gli eroi dei grandi, però, sono privi di mantellino e poteri che esulano dalle capacità umane.

Credo che per questo motivo esistano gli sport, ogni tifoso sa quanto è bello la domenica svestirsi delle vesti di studenti, avvocati, dottori ecc. e lasciarsi andare rincorrendo con gli occhi un pallone. Tutto questo ci fa sentire vivi, ci rende liberi da schemi della quotidianità e quei piccoli grandi eroi che in quel momento fomentano il nostro entusiasmo diventano come Superman, Batman e Spiderman anche solo per aver centrato con quel pallone una rete.

Oggi voglio parlarvi dei miei di eroi, eroi che purtroppo vengono lasciati al margine delle scene, i loro super poteri sono apprezzati da un numero marginale di persone che però, come me sono sempre pronte a sostenere i loro paladini. Beh, in questo caso non ci sono pantaloncini, palloni o reti ma una manciata di ragazze dai 16 ai 20 anni circa, dalla statura non elevata ma dotate di una struttura muscolare che un calciatore può solo sognare, la loro arma principale è la polvere di magnesio, datele un pò di quella polverina e sono in grado di volare più in alto di qualsiasi super eroe dei fumetti.

Le mie eroine sono loro: Le ginnaste (ginnastica artistica), quando ci sono delle gare metto via qualsiasi impegno, accendo il PC (eh si il 97% delle gare può essere seguito solo in streaming) e mi lascio ammaliare dalle loro gesta.

I miei attrezzi preferiti sono sicuramente il corpo libero e la trave, penso che siano i due attrezzi dove le ginnaste esprimano al meglio la loro personalità. Sono un’accanita tifosa della Brixia Brescia e a livello internazionale le mie paladine sono Erika Fasana, Vanessa Ferrari, Aliya Mustafina, Vika Komova, Larisa Iordache, non posso non menzionare Simone Biles, Giulia Staingruber, Elisa Meneghini, Ksenia Afanasyeva e moltissime altre ginnaste. Forse vi chiederete come mai nella mia lista non ci siano solo ginnaste di nazionalità italiana, la risposta è semplice: La ginnastica artistica non è il calcio!

Io sono anche una tifosa di calcio quindi la mia non è una critica al calcio semplicemente un evidenziare le differenze tra i due sport: Nella ginnastica è fondamentale la sportività, sia nei confronti dei giudici sia tra ginnaste e tra tifosi. Abbiamo una piccola comunità internazionale nota come Gymternet, ci si scambiano pareri, preferenze, commenti e si fa molta amicizia, non c’è avversione, non si spera che una ginnasta cada perchè seppur è chiaro in questo sport come il decimo in meno di una giovi all’altra, siamo tutti consci degli enormi sacrifici che ognuna di quelle ginnaste fa per essere dov’è.

la ginnastica è uno sport meraviglioso e starei qui a scrivere e scrivere, soprattutto perchè sono molto emozionata, sabato vedrò la mia prima gara live al Palalottomatica di Roma e non sto più nella pelle.

Avvicinatevi a questo sport, avvicinatevi a queste odierne eroine e anche se all’inizio mi rendo conto che sia uno sport difficile da comprendere e che richiede molto studio, sono sicura che vi appassionerete come me. tumblr_mu1u1f575p1rvmk3lo1_400.gif

 

Mrs. Dalloway said she would buy the flowers herselfs

Mi sono sempre ripetuta questa frase, una di quelle che ti appaiono come un’epifania quando stai leggendo, quando la tua anima è debole e priva di protezioni, sensibile come la cute ferita.

“Mrs. Dalloway said she would buy the flowers herselfs” sottende la necessità femminile di imporsi: Una donna che organizza una festa, una donna importante, circondata da servi i quali avrebbero potuto tranquillamente uscire di casa e comperare un mazzo di fiori.. Clarissa, invece, decide di uscire e scegliere lei stessa i fiori che più le aggradano.

Clarissa rappresenta una donna importante in un momento storico importante. Una donna che decide di comprare dei fiori e si sa che i fiori celano sempre un significato che va oltre la bellezza del fiore stesso..

Clarissa decide e con tale decisione dimostra al mondo il suo essere in grado di decidere autonomamente, di essere LIBERA di decidere ciò che fare, libera e autonoma..

Io sono una donna che non scade mai nel femminismo, al giorno d’oggi credo sia svilente per una donna sostenere di aver diritto a dei privilegi, abbiamo lottato per l’uguaglianza, donne come Clarissa (che non è mai esistita lo so, ma rappresenta qualcosa di più concreto dell’esistenza stessa: Clarissa è un ideale.) ci ricordano che possiamo ogni giorno svegliarci e decidere di comprare dei fiori perchè siamo libere e autonome.

Clarissa è quell’ideale di donna che prende una posizione nel mondo, una donna che ha il privilegio di mandare qualcuno a comprare dei fiori ma decide di farlo da sola, una donna che si sveglia e pensa.

Mi sento circondata, spesso, da donne che si comportano come merce, che si lasciano comprare piuttosto che uscire e comprare lei stesse un mazzo di fiori.

Civette e Formiche

Fare la civetta non è mai stato il mio punto forte, sono lì ad osservare le mie colleghe di sesso femminile che si cimentano in architetture ingegnose di seduzione: Si svegliano presto al mattino per assicurarsi di coprire ogni strato di pelle con tutti i prodotti cosmetici esistenti sul pianeta; Scattano foto ammiccanti per dare il buongiorno al web e si cimentano nello sport più popolare per le donzelle mie contemporanee: Il lancio dello sguardo ammiccante (ovviamente ornato da ciglia finte).

le donzelle affette dalla sindrome della civetta sono perseguitate da uomini con la bava alla bocca che esaudirebbero qualsiasi desiderio delle suddette in cambio di uno sguardo o chissà.. qualcosa di più. La ragazza in questione è sommersa da richieste di amicizia, contattatori anonimi di whatsapp e abbordatori seriali da discoteca.

In tutto questo vi chiederete cosa c’entrino le Formiche, beh la Formica sono io, di nome e di fatto.. La Formica si sveglia la mattina e il suo primo pensiero è il caffè e ovviamente del cioccolato. La Formica si reca in università con il trucco inesistente e i capelli arruffati (ha rinunciato a domarli tempo fa). La Formica è l’amica di tutti, la consigliera di tutti ma soprattutto la ragazza che sa mantenere i segreti come: “ehi scusa posso parlarti?” ecco, finalmente il ragazzo che mi piace mi chiede di parlarmi, chissà cosa vorrà dirmi… “tu sei l’amica di X? Beh non è che metteresti una buona parola per me con lei?”

Be like a Formica, don’t be like a Civetta

lib(e)ri da mancanze

“Quando una persona cara ci dà un libro da leggere, la prima cosa che facciamo è cercarla tra le righe”
‪- Daniel Pennac

Questa frase mi ha colpita perchè avevo dimenticato questa sensazione familiare, qualcuno che mi conosce così bene da essere in grado di regalarmi un libro, è passato troppo tempo dall’ultima volta che ne ho ricevuto uno.

sono io che mi sto chiudendo o è il mondo che mi circonda che ha chiuso gli occhi? Prediliglo la prima di risposta, non sono tipa da vittimismo sterile.

Prenderò in mano me stessa come ho sempre fatto, piccola Alice nel labirinto si ritrova e trova la via di uscita, pronta ad entrare in un altro labirinto irto di specchi.. perchè la nemica più ostile sono sempre e solo io.